Premio Luigi Candiani – Street Art

Premio Luigi Candiani – Street Art

23 settembre – 21 ottobre  2023

Mostra collettiva dei finalisti del concorso “Premio Luigi Candiani”

SAC – Spazio Arte Contemporanea, a seguito dei bandi di concorso “Premio Luigi Candiani”, annuncia la prima mostra collettiva dei finalisti della categoria Street Art.

Il tema della prima edizione del concorso Premio Luigi Candiani del 2022/2023 è “Un futuro consapevole”.

Gli artisti selezionati hanno interpretato il tema e proposto il loro progetto come murales da realizzare all’interno del SAC.

PROGETTO VINCITORE

SPORE – Egeon
Nel 1989 il WWW di internet era appena nato e l’anno successivo la ricercatrice Suzanne Simard, coniò il termine Wood Wide Web in conclusione a una sua importante scoperta, dalla quale emerse l’incredibile rete che connette le piante all’interno delle foreste.
Tra i principali protagonisti di queste interazioni troviamo i funghi micorrizici. Tali esemplari sono in grado di creare rapporti simbiotici con le piante attraverso intricate reti di ife nascoste nel sottosuolo, permettendo lo scambio di nutrienti e segnali chimici essenziali per la vita.
Dagli studi della professoressa Simard, si evinse il legame indelebile tra funghi e piante e divenne lampante che per la sopravvivenza di entrambi i regni era necessario promuovere la salute degli alberi così come quella del suolo nel quale risiedono i funghi.
L’Amanita Muscaria che fa parte di questa tipologia di funghi micorrizici, è l’esemplare più conosciuto al mondo, inconfondibile per il cappello biancorosso, viene descritta sin dai tempi più remoti in fiabe e leggende, diventando immagine archetipica dell’immaginario di numerose culture e tradizioni.
Riconoscibile da grande distanza, il suo rosso spicca nel verde del bosco e funge da cartina tornasole sullo stato di benessere della natura. Maggiore è la presenza di amanite, migliori saranno le condizioni degli alberi circostanti.
Le spore di questo fungo fuoriescono dalle lamelle sottostanti il cappello e vengono trasportate dal vento per depositarsi sul terreno dove formeranno nuovi miceli.

RESIDENZA D’ARTISTA

IL VELO DI MAYA – Kabo
Il tema del concorso, “un futuro consapevole” è stato molto a cuore a Kabo e, in quanto giovane artista, lo ha fatto riflettere molto non solo sulla sua visione di futuro ma anche sul ruolo che l’arte ricopre ai fini del raggiungimento dello stesso.
Accostare il termine “consapevolezza” al “futuro” significa portare la riflessione su un piano superiore, che tenga effettivamente conto di quelli che sono i reali problemi del presente, perché è soltanto attraverso la consapevolezza degli stessi che si può aspirare, in futuro, a fare meglio.
Partendo proprio da questa riflessione, l’artista si è chiesto quale fosse la maniera più efficace per rappresentare tutto questo attraverso l’arte, senza cadere nella raffigurazione di mani congiunte, piedi che fanno passi in avanti, di persone che si abbracciano e di altri simboli simili che indubbiamente rispecchiano l’idea di futuro, ma trascurano completamente il tema della consapevolezza.
Nell’opera, dal titolo “Il velo di Maya”, Kabo ha rappresentato la sua idea di futuro consapevole, frutto della riflessione condivisa sopra.
L’opera si suddivide in due parti: il lato destro, che simboleggia l’inconscio e il futuro ed il lato sinistro, che simboleggia la concretezza del presente.
Partendo dal lato destro dell’opera, l’inconscio e il futuro sono rappresentati attraverso l’immagine di un bambino, ancora nella placenta, che esprime un senso di massima libertà e creatività. Infatti, la sua immaginazione, come quella di ogni bambino, è fervida e dalla sua testa si generano fiori e piante rigogliose, simbolo di freschezza e di positività. La placenta stessa si fonde con un’idea più grande, quella di universo, fatto di stelle e di pianeti, che il bambino, sogna, un giorno, di poter raggiungere.
Quest’immagine di positività, tuttavia, trova un contrasto nelle catene che bloccano i polsi del bambino e che simboleggiano il legame con il lato sinistro dell’opera. Tale legame però, è soltanto potenziale, perché il bambino possiede anche una chiave, che sta utilizzando come fosse un giocattolo per creare le bolle, ma che gli servirà per liberarsi da quelle ipotetiche catene che potrebbero costringerlo a vivere una realtà che non rispecchia la sua vera essenza.
Il lato sinistro dell’opera, invece, simboleggia il presente, quello che la società odierna vive, fatto di palazzi, di fumi inquinanti che infestano l’aria, di lavoro e di prigioni, perlopiù mentali, nelle quali le persone vivono costantemente e spesso senza nemmeno accorgersene. Queste prigioni portano ad una spersonalizzazione dell’essere e conducono ad uno stato di isolamento nel quale l’esistenza si limita al lavoro – rappresentato dal computer e dai fogli sparsi – e al perseguimento di un successo solo apparente, perché slegato dai propri sogni e dettato esclusivamente da un ideale distorto e malsano.
Tuttavia, anche in questo caso, vi è un elemento di contrasto costituito dall’aeroplanino di carta che la persona rinchiusa nella cella realizza con i fogli di lavoro sparsi accanto a lui.
Quell’aeroplanino simboleggia la voglia di libertà, il momento in cui si acquisisce consapevolezza di sé stessi, delle proprie ambizioni, delle proprie aspirazioni e si sceglie di lottare contro un presente che impone l’omologazione, che porta le persone a smettere di pensare, di provare emozioni e di interessarsi e appassionarsi alle cose.
Il simbolo dell’aeroplanino di carta, che metaforicamente attraversa le sbarre e vola via, rappresenta il collegamento con un futuro realmente consapevole, nel quale non si è più bloccati in catene o prigioni mentali.

PROGETTI IN MOSTRA

  • Marco Alpi 
  • Fijodor Benzo
  • Studio Creativo Brezza 
  • Mirko Loste Cavallotto 
  •  Egeon 
  •  Alice Lotti 
  • Francesco Quadri
  • Gabriele Quarta Kabo 
  • Kiki Skipi 
  • Filippo Mozone Tonni